{"id":4466,"date":"2006-08-11T00:00:00","date_gmt":"2006-08-10T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilcavallobianco.it\/?p=4466"},"modified":"2006-08-11T00:00:00","modified_gmt":"2006-08-10T22:00:00","slug":"la-personalizzazione-del-progetto-di-vita-fare-spazio-ai-significati-costruiti-dalla-persona-con-disabilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilcavallobianco.it\/?p=4466","title":{"rendered":"LA PERSONALIZZAZIONE DEL Progetto DI VITA Fare spazio ai significati costruiti dalla persona con disabilit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Il  \u00e8 uno dei temi che ricorre con maggior insistenza nella riflessione sulla disabilit\u00e0 degli ultimi anni.I concetti sottostanti a tale definizione non sono per\u00f2 sempre chiari n\u00e9 scontati, cos\u00ec come i presupposti e le condizioni per una sua concretizzazione.Infatti, a seconda della prospettiva in cui si \u00e8 situati, il  potrebbe essere assimilato a una semplice proiezione dell\u2019esistenza della persona attraverso una sua sequenzializzazione spazio-temporale, oppure essere collocato in una fitta trama di interazioni o, ancora, essere accostato all&#8217;immagine che la persona disabile ha della sua proiezione verso il futuro.<br \/>\nCome si pu\u00f2 osservare, sono qui rappresentati :- quello , che lo considera come una variabile indipendente rispetto alle diverse interazioni e percezioni della persona che si attivano nel corso della sua vita;- quello , che recupera il concetto di relazione e quindi il ruolo dei diversi contesti nella costruzione della disabilit\u00e0 e delle diverse opportunit\u00e0 di vita;- quello , infine, che pone come centrale la prospettiva esperienziale di chi vive quotidianamente attraverso il proprio corpo, la propria mente e le proprie emozioni le pratiche di gestione culturali e istituzionali della condizione disabile.<\/p>\n<p>   .Vediamo in che senso.<br \/>\n1 &#8211; . Nell\u2019approccio razionale, il riferimento alla sequenza spazio-temporale ha un\u2019attenzione prevalente alle diverse e possibili transizioni che segnano la vita delle persone (percorsi di istruzione, lavoro e\/o servizi assistenziali e\/o centri), alle temporalit\u00e0 e agli interventi atti a costruirne le condizioni.In questa prospettiva emergono due criteri che si trovano in relazione fra loro: il primo, relativo alla , focalizza l\u2019attenzione sul livello di gravit\u00e0 del deficit e sui conseguenti gradi di autonomia, determinando una ; il secondo, utilizzato per la progettazione, si ispira a un processo di razionalizzazione definito dall\u2019esterno, che tende a prefigurare in modo sequenziale lo .<br \/>\n2 -. Nell\u2019approccio sociale, l\u2019attenzione \u00e8 posta su quei vincoli culturali, normativi e organizzativi, che possono rappresentare delle barriere per la piena partecipazione della persona con disabilit\u00e0 all\u2019esperienza sociale. .In questa dimensione, il  implica, dal punto di vista concettuale della disabilit\u00e0, l\u2019.L\u2019azione progettuale tende, di conseguenza, a prospettare le condizioni entro le quali i contesti e le organizzazioni possono ridefinirsi per permettere lo sviluppo di un  che abbia davvero un senso inclusivo.<br \/>\n3 &#8211; . Il punto di vista esistenziale pone invece l\u2019attenzione sui significati costruiti ed espressi dalle persone con disabilit\u00e0, mettendo cos\u00ec in crisi il carattere oggettivo della norma. Nel corso della sua opera, ,  introduce il tema dei significati soggettivi come nodo della riflessione attraverso la netta distinzione fra le norme e le leggi che regolano i fenomeni fisico-naturali e l\u2019esperienza dell&#8217;uomo. Infatti, si pu\u00f2 vivere con un deficit, con delle affezioni, ma:<br \/>\n   .<\/p>\n<p>La prospettiva che \u00e8 stata ora delineata ha un forte impatto sulla definizione del , in quanto introduce il senso che gli viene attribuito dalla persona con disabilit\u00e0, il quale comprende non tanto e non solo la condizione attuale, ma soprattutto le proiezioni verso il futuro.In questa dimensione, il punto di vista concettuale sulla disabilit\u00e0 e la conseguente progettazione richiedono di ridare voce alla persona attraverso la riduzione del linguaggio tecnico-normativo e il riconoscimento delle diverse pratiche discorsive, compresa quella che la persona fa o non fa di se stessa.<br \/>\n   . Evidenziare alcuni approcci al , oltre che collocare teoricamente le argomentazioni, permette di sottolineare le possibili differenze fra diversi percorsi; infatti .Ma, accanto alla riflessione sui presupposti, diventa altrettanto necessario individuare alcuni dei  e degli , che possono frapporsi alla definizione di un  per la persona con disabilit\u00e0; per questa analisi, si utilizzeranno  &#8211; che permetteranno di collocare il tema in una serie di relazioni utili a metterne in luce le difficolt\u00e0 di elaborazione.<\/p>\n<p>Nella , lo sguardo alla condizione delle persone con disabilit\u00e0 consente di . Infatti, una proiezione progettuale verso il futuro, come pu\u00f2 essere .<br \/>\n   . .In questo ambito, si pone un primo interrogativo: <\/p>\n<p>1 -. Per entrare nel merito del problema pu\u00f2 essere utile riferirsi alle riflessioni di  relative alle  e ai  che, assieme al concetto di  (che qui non verr\u00e0 approfondito), meglio aiutano a descrivere .Ne ,  descrive gli incontri sociali quotidiani delle persone, utilizzando la metafora del teatro e pone una .Con , egli intende tutto il processo di scambio che si attiva in un incontro sociale, con  sottolinea invece l\u2019attivit\u00e0 messa in atto dai partecipanti all\u2019interazione volta a influenzare le percezioni reciproche, mentre la  viene definita come il modello di azione prestabilito che si attiva nelle diverse situazioni.Le difficolt\u00e0 che si evidenziano in questo gioco sociale per le persone con disabilit\u00e0 riguardano non solo le possibilit\u00e0 di interazione sociale, ma soprattutto il tipo di rappresentazione loro concesso e la parte che a esse viene destinata. Infatti, l\u2019emergere di stereotipi relativi alle difficolt\u00e0 comunicative, cognitive e relazionali delle persone con disabilit\u00e0 restringe le opportunit\u00e0 sociali solo ad alcune interazioni in cui la rappresentazione \u00e8 povera di contenuti e di ruoli, limitando le opportunit\u00e0 di giocare ruoli sociali. La continua relazione tra stereotipi, interazioni definite e ruoli sociali impoveriti porta cos\u00ec alla definizione di un ruolo sociale marginale, che progressivamente costringe la persona disabile all\u2019interno dello stereotipo comune di inabilit\u00e0.<br \/>\n2 &#8211; . Questa condizione pu\u00f2 essere descritta anche con un\u2019altra riflessione di , che riguarda l\u2019: quest&#8217;ultima, per\u00f2, si trova in stretta relazione alla possibilit\u00e0 di differenziare il pubblico, cio\u00e8 di avere a disposizione pi\u00f9 territori ideali e concreti per poter mettere in scena e sperimentare pi\u00f9 ruoli sociali.Il tema del controllo riveste un\u2019importanza particolare in quanto le persone disabili, avendo a disposizione pochi territori e, quindi, scarse possibilit\u00e0 di mettere in scena una rappresentazione, faticano a costruire processi di controllo efficaci.Tale condizione determina un duplice effetto: da una parte porta ad accentuare il controllo delle poche ribalte che sono state costruite (da qui la difficolt\u00e0 a uscire dalla ) e, dall\u2019altra, a non avere il controllo di quelle situazioni che non rientrano nel canovaccio di vita quotidiana (da qui la difficolt\u00e0 a sostenere la variet\u00e0 delle situazioni relazionali e sociali non ).A proposito degli effetti ora evidenziati, \u00e8 opportuno riprendere un passaggio della teorizzazione di :<br \/>\n   .<br \/>\n   . Le difficolt\u00e0 a rendere ricco di interazioni il  hanno come conseguenza immediata la riduzione e l\u2019impoverimento del , che si accentuano nel momento in cui si prendono in esame.<br \/>\n1- . Le persone con disabilit\u00e0 normalmente affrontano la propria esistenza a contatto con luoghi specifici, funzionalmente diversi da quelli in cui vivono le altre persone: ne sono un esempio gli studi degli specialisti, che periodicamente valutano l\u2019evoluzione delle condizioni della persona nei luoghi della riabilitazione, in quelli delle aule di sostegno, delle scuole potenziate o delle classi speciali, dei centri diurni, dei centri per le autonomie, dei centri di formazione e inserimento lavorativo per disabili, dei centri residenziali.Tali spazi sono pensati e costruiti sulla gravit\u00e0 o sull\u2019assenza di quelle condizioni che fondano la socialit\u00e0, la comunicazione, la capacit\u00e0 lavorativa, la capacit\u00e0 di apprendere, per cui la loro esistenza \u00e8 vista in rapporto all\u2019incapacit\u00e0 o alla difficolt\u00e0 della persona disabile a vivere gli spazi che la societ\u00e0 mette a disposizione delle persone che vivono in essa.Da qui deriva che, se la caratteristica sociale dei luoghi e degli spazi sociali \u00e8 quella di poter essere attraversati, utilizzati, scelti, significati da chiunque voglia collocarsi in essi, anche per condizioni temporanee come quelle relative alla salute, .<br \/>\n2 &#8211; . Un altro elemento che accentua il carattere dei luoghi per la disabilit\u00e0, soprattutto adulta, \u00e8 quello della .<br \/>\n   . Il restringimento degli spazi sociali e delle possibilit\u00e0 di assumere il ruolo di attore sociale porta con s\u00e9 un&#8217;ulteriore conseguenza, cio\u00e8 la riduzione delle traiettorie di vita.<br \/>\n1 &#8211; . A tale proposito,  sottolinea come la .In questa prospettiva, .Per la riflessione che si sta conducendo, risulta significativo interrogarsi non solo sulle , ma anche sugli intrecci che si possono costruire con : ad esempio, .Questa intersezione fa sorgere un secondo interrogativo: che tipo di traiettoria si presenta nella persona con disabilit\u00e0? Quali intrecci fra traiettorie sono possibili?Uno sguardo alle condizioni della disabilit\u00e0 porta ad affermare che la traiettoria prevalente, pur in presenza delle diverse tipologie, comprende ruoli istituzionali e sociali contraddistinti da dipendenza assistenziale; in altri casi \u00e8 caratterizzata da quella , .<br \/>\n2 &#8211; . Con il passare degli anni si assiste a un .Questa condizione pu\u00f2 essere spiegata con il , che descrive quegli ambiti del sociale dove le persone tentano di conquistare risorse importanti: queste possono essere di natura economica, sociale (inerenti la quantit\u00e0, qualit\u00e0 e modalit\u00e0 delle relazioni), culturale (relative ai livelli qualitativi dell&#8217; educazione e alla partecipazione ai saperi).Come si pu\u00f2 osservare, .<\/p>\n<p>L\u2019analisi che si sta conducendo si intreccia con una seconda prospettiva, quella istituzionale, che coinvolge il ruolo delle Istituzioni e delle politiche sociali nella definizione di un : il problema che emerge riguarda il rapporto tra una dimensione standardizzata istituzionalmente (ad esempio, il percorso scolastico oppure la scelta dei servizi) e la personalizzazione dei passaggi di et\u00e0 e dei relativi .<br \/>\n   . Tale rapporto fa sorgere immediatamente il seguente interrogativo: qual \u00e8 la possibilit\u00e0 di azione della persona disabile o della sua famiglia nel momento in cui il loro percorso si intreccia con proposte istituzionali gi\u00e0 definite e preordinate?A questo proposito  propone il , con il quale intende sottolineare la possibilit\u00e0 di  della persona, nel momento in cui questa viene a contatto con le dimensioni sociali, istituzionali e normative.In quest\u2019ottica, l\u2019autore citato propone .Quelle interessanti per il discorso sulla disabilit\u00e0 sono la prima e l\u2019ultima dimensione, in quanto descrittive di una condizione biografica vincolata istituzionalmente. Infatti, la persona disabile non ha un controllo nei passaggi di , in quanto questi sono soggetti a norme istituzionali e a percorsi standardizzati in base alla gravit\u00e0 (percorso scolastico, servizi come Centro diurno disabili, istituzioni come il Centro residenziale disabili), n\u00e9 ha la possibilit\u00e0 di rendere reversibile una condizione come quella della istituzionalizzazione. Ci\u00f2 significa che .A tale proposito, , nella sua riflessione sulle posizioni di  afferma:<br \/>\n   .<br \/>\nIn questo processo di omogeneizzazione, le politiche sociali assumono, quindi, un ruolo significativo tanto da portare alcuni autori a parlare di  e del .Riferendosi a questi concetti, Saraceno sottolinea:<br \/>\n   .<br \/>\n   . Ne risulta un\u2019organizzazione che, assieme alla omogeneizzazione e alla categorizzazione, introduce processi di segmentazione istituzionale, creando servizi specifici.<br \/>\n   . Nel caso della disabilit\u00e0 adulta, potremmo descrivere la situazione attraverso una serie di passaggi da un\u2019Istituzione all\u2019altra.Dopo il percorso formativo assicurato dalla Scuola, la persona disabile pu\u00f2 accedere all\u2019inserimento lavorativo e, qualora ci\u00f2 non fosse possibile, come in genere avviene, viene accolta in un Centro diurno che cerca di rinforzare le abilit\u00e0 relative all&#8217;autonomia.Il passo successivo \u00e8 l\u2019ingresso in un centro residenziale, che diventer\u00e0 il luogo di vita definitivo. Questo percorso \u00e8 naturalmente ipotetico: infatti, ci possono essere inserimenti precoci nei centri residenziali o percorsi pi\u00f9 specifici per le autonomie o, ancora, inserimenti lavorativi che impediscono un\u2019istituzionalizzazione.Ci\u00f2 che per\u00f2 si evidenzia \u00e8 che .Questo diventa un fattore di rischio e di vulnerabilit\u00e0 sociale, in quanto limita le opzioni e introduce le persone con disabilit\u00e0 in percorsi senza uscita: in questa prospettiva il  assume un carattere burocratico, che si riduce a una semplice definizione di sequenze temporali standardizzate.<\/p>\n<p>In una prospettiva , il problema maggiormente evidente riguarda l\u2019eccesso di settorializzazione, che oggi caratterizza sia la progettazione sia la proposta di esperienze. Infatti, da una parte esiste un\u2019elevata proliferazione di interventi &#8211; come, ad esempio, per il tempo libero &#8211; che sono legati pi\u00f9 a singole categorie di deficit e di compromissione piuttosto che a un piano complessivo e coordinato. Dall\u2019altra, si determina un\u2019attenzione e una centratura della progettazione e degli interventi sui singoli contesti, che, il pi\u00f9 delle volte, producono un\u2019autoreferenzialit\u00e0 che (come sta accadendo, ad esempio, ai Piani educativi della scuola e dei servizi) impoverisce il loro potenziale di cambiamento complessivo.Dagli esempi ora proposti si evidenzia come l\u2019ottica della settorializzazione da sempre privilegia un singolo segmento dell\u2019esperienza (ad esempio, la scuola o l\u2019extrascuola), un contesto (la classe o il gruppo dei pari) o un periodo particolare della vita (infanzia o maturit\u00e0): ci\u00f2 ha portato a diverse distinzioni, non solo terminologiche ma anche concettuali, come la separazione fra integrazione scolastica e sociale. Sembrerebbe che tale specificazione, come altre, possa portare con s\u00e9 maggior chiarezza sia nell\u2019analisi sia nella progettazione nel singolo contesto, ma una riflessione attenta permette di evidenziare i rischi insiti in un\u2019operazione che introduce una differenziazione attraverso la negazione di una relazione fra i processi presenti nell\u2019organizzazione scolastica &#8211; ad esempio, quello dell\u2019integrazione &#8211; e quelli che si attivano nel sociale.<br \/>\n   : non \u00e8 un caso che, a differenza delle persone senza disabilit\u00e0, la loro storia sia prevalentemente narrata in modo frazionato da atti e relazioni di specialisti, di strutture e di servizi.Nella prospettiva della settorializzazione, quindi, le segmentazioni specifiche, con le conseguenti differenziazioni spazio-temporali, introducono elementi di frammentariet\u00e0, rendendo problematica la costruzione di .<\/p>\n<p>Dalle argomentazioni precedenti, si evidenzia come i vincoli e gli ostacoli a un  possono avere origine da una progettualit\u00e0 settorializzata che diventa spesso autoreferenziata, da una situazione sociale che non crea possibilit\u00e0 di interazione e di traiettorie significative, da istituzioni e politiche sociali che riducono l\u2019 delle persone con disabilit\u00e0 e delle loro famiglie.Evidenziare gli impedimenti a un  ha l\u2019obiettivo di recuperare la complessit\u00e0 del concetto e, contemporaneamente, di rilanciarne la costruzione all\u2019interno di riflessioni e azioni che intrecciano il significato e i fini della progettualit\u00e0, l\u2019intervento sul sociale, il rapporto fra Istituzioni, politiche sociali e possibilit\u00e0 di azione e di scelta delle persone con disabilit\u00e0 e delle loro famiglie.<br \/>\n   . Rispetto alla settorializzazione progettuale,.A tale proposito  ipotizza la presenza di :- , che comprende la persona nelle sue interazioni quotidiane a casa, a scuola, in un servizio e nelle altre diverse situazioni;- , che implica l\u2019insieme degli scambi che avvengono fra i vari microsistemi (ad esempio, il rapporto fra scuola e famiglia, fra un centro diurno e la famiglia); &#8211; , che \u00e8 costituito da quelle situazioni a cui la persona non partecipa attivamente, ma nelle quali si producono eventi che hanno riflessi sull\u2019ambiente nel quale vive l\u2019individuo;- , che comprende sistemi di credenze, stili di vita legati a sistemi che coinvolgono i livelli socio-economici, culturali, religiosi e politici.<br \/>\nCome si pu\u00f2 osservare, nella prospettiva appena citata la relazione persona con disabilit\u00e0-scuola-famiglia o persona con disabilit\u00e0-servizi-famiglia o servizi-territorio rappresenta una struttura relazionale trasversale in quanto coinvolge sia gli aspetti interni alla singola situazione (scuola, famiglia, servizi, territorio) sia situazioni che coinvolgono indirettamente la persona disabile (ad esempio, relazioni fra genitori e insegnanti, genitori ed educatori), ma che hanno riflessi importanti sulla sua esperienza.Tale punto di vista diventa importante per un , in quanto porta a non isolare la serie di relazioni, che si attivano attorno alla persona disabile e a ricercare l\u2019insieme delle interrelazioni, che possono spiegare, ad esempio, la natura delle situazioni critiche e di quelle potenzialmente in grado di favorire cambiamenti positivi.Questo sfondo diventa decisivo, in quanto permette di  (ad esempio, famiglia e territorio).<br \/>\n   .Non \u00e8 pi\u00f9 infatti sufficiente pensare a un obiettivo (ad esempio, l\u2019apprendimento del calcolo o di un\u2019autonomia) nella sola visione strumentale, senza che si sia definita una sua validit\u00e0 ecologica (quale vantaggio procura, come pu\u00f2 essere speso nell\u2019ambiente, quale apporto d\u00e0 al complesso delle autonomie, ecc.), oppure sostenere le relazioni sociali nella scuola o nei servizi, senza che queste vengano collegate e proiettate verso l\u2019extrascuola e le sue rappresentazioni.<br \/>\n   . .In questa direzione risulta importante ancorare le mete, gli obiettivi e gli interventi alle relazioni tra persona, corso di vita e contesti, relazioni che, proprio per la loro natura dinamica ed evolutiva, assumono un carattere di flessibilit\u00e0 e di modificabilit\u00e0.Queste sottolineature hanno una ricaduta importante anche sull\u2019intervento educativo, in quanto il concetto di , legato a quello di , va considerato collegato sia alla specificit\u00e0 delle fasi e alla loro relazione sia alla significativit\u00e0 delle transizioni.Questo significa che l\u2019intervento educativo in una certa fase della vita di una persona disabile, ad esempio adolescenza o maturit\u00e0, richiede certamente un\u2019attenzione alla specificit\u00e0 di quella fase, ma anche una relazione con le fasi precedenti e una proiezione al futuro, alle fasi successive. Ma non solo: vanno infatti indagate e sostenute anche quelle transizioni definite normativamente, che hanno un alto grado di significativit\u00e0 come, ad esempio, l\u2019ingresso a scuola oppure al lavoro o in un servizio.<br \/>\n   : infatti \u00e8 spesso presente una certa  contrassegnata da fatti sempre uguali e dall\u2019impossibilit\u00e0 del cambiamento, oppure da un concetto di sviluppo fissato su una certa fase &#8211; quella di eterno bambino &#8211; o, ancora, dall\u2019attesa di quelle transizioni che segnano la vita delle persone (il lavoro, il matrimonio, i figli).L\u2019 porta comunque con s\u00e9 anche un , cio\u00e8 quello di servizi ai quali abbiamo fatto riferimento in precedenza.<br \/>\n   . Queste ultime sottolineature introducono un ulteriore elemento di riflessione che riguarda l\u2019ambito sociale e cio\u00e8 la .Questo obbliga, quindi, a interrogarsi sulle possibilit\u00e0 di accrescere le esperienze istituzionali, sociali, lavorative e, conseguentemente, di arricchire l\u2019esistenza delle persone con disabilit\u00e0 di fasi e transizioni non necessariamente normative.<br \/>\n    in un suo saggio ha messo in evidenza come .In questa prospettiva .A tale proposito , seguendo l\u2019approccio di , ne propone tre diversi tipi:<br \/>\n   : le doti innate degli individui che rappresentano la base necessaria per lo sviluppo di capacit\u00e0 pi\u00f9 avanzate;: vale a dire gli stati della persona stessa che sono, per quanto la riguardano, condizioni sufficienti per l\u2019esercizio delle funzioni richieste; la maggior parte degli esseri umani adulti ha dovunque la capacit\u00e0 interna di libert\u00e0 religiosa e di parola. Infine, vi sono, che possono essere definite come capacit\u00e0 interne combinate con condizioni esterne adatte a esercitare quella funzione.<br \/>\nCome si pu\u00f2 osservare, .Nelle riflessioni di , .Ad esempio, l\u2019abilit\u00e0 nelle relazioni sociali, descritta come funzionamento sociale nel nostro ragionamento, \u00e8 possibile se \u00e8 stata attivata e sostenuta nel tempo tramite opportunit\u00e0 di relazione e sostegni a esse. Questa valutazione si salda con l&#8217;approccio che vede la persona disabile non prigioniera del deficit, ma potenzialmente ricca di un\u2019azione che pu\u00f2 concretizzarsi in virt\u00f9 della situazione sociale in cui vive.Ritornano qui i riferimenti all\u2019.Rispetto al contenuto specifico delle capacit\u00e0, attualmente viene proposto un elenco che \u00e8 il frutto di discussioni e aggiustamenti successivi: il carattere di tale elenco \u00e8 aperto in quanto collegato sia a una dimensione storica che culturale.Di seguito si propone una sintesi della versione attuale:- , come possibilit\u00e0 di condurre un\u2019esistenza dignitosa;- , che comprende una sana riproduzione, un\u2019alimentazione e un\u2019abitazione adeguata;-, come possibilit\u00e0 di movimento, di protezione da aggressioni, come integrit\u00e0 sessuale e domestica e possibilit\u00e0 di godere del piacere sessuale e di scelta in campo riproduttivo;- , che comprendono l\u2019alfabetizzazione, la possibilit\u00e0 di coltivare interessi culturali, la libert\u00e0 di pensiero e di pratica religiosa;- , intesi come possibilit\u00e0 di amare, provare desiderio, soffrire, di adirarsi (naturalmente per permettere che tali capacit\u00e0 si esprimano \u00e8 necessario creare condizioni relazionali significative);- , intesa come capacit\u00e0 di costruire una concezione del bene e avere la possibilit\u00e0 di riflettere sullo sviluppo della propria esistenza;- , intesa sia come possibilit\u00e0 di vita associata e di relazioni sociali sia come tutela dalla discriminazione e dall\u2019emarginazione;- , cio\u00e8 saper vivere e potersi prendere cura dell\u2019ambiente naturale;- , come possibilit\u00e0 di sperimentare forme associate informali basate sul gioco e avere accesso e ruolo nelle attivit\u00e0 ricreative;- , sia politico, come diritto di voto e di partecipazione alla vita politica, sia materiale, come il diritto alla propriet\u00e0, al lavoro.<br \/>\n   . : in questa direzione ci si trova di fronte al .Questi elementi diventano oggetto di una progettazione e di un\u2019azione educativa che, in quest\u2019ottica, hanno come riferimento non solo il livello macro, cio\u00e8 l\u2019insieme dei contesti esperienziali, ma anche quello micro, che consente di cogliere le relazioni forti e deboli in essi esistenti. In questo legame, la relazione educativa si amplia fino a considerarsi inserita in una fitta trama di relazioni, che coinvolge non solo l\u2019interazione con le persone ritenute in una situazione di bisogno, ma soprattutto gli scambi e i confronti con i contesti e le situazioni sociali.<\/p>\n<p>Nella prima parte di questo contributo, si \u00e8 messo in evidenza il ruolo delle politiche sociali nella definizione del  e, conseguentemente, del : questo si evidenzia, innanzitutto, nell\u2019istituzionalizzazione dei percorsi attraverso processi di omogeneizzazione, che tendono a raggruppare le persone in base allo stato di bisogno e non in virt\u00f9 dell\u2019essere persone con una propria identit\u00e0, contesti e prospettiva di vita. Il processo ora evidenziato porta le politiche sociali a definire posizioni di vita che hanno propri stadi interni e, conseguentemente, a produrre un\u2019ulteriore differenziazione del .Queste sottolineature portano  ad affermare come<br \/>\n   .<br \/>\nSeguendo questo percorso,  afferma che una via d\u2019uscita da questa situazione pu\u00f2 essere rintracciata in .La prospettiva proposta in questo contributo ha cercato di tessere relazioni fra  e  nella loro interazione con le politiche, le situazioni sociali e l\u2019azione progettuale.Tali relazioni, da una parte, fanno assumere al  un valore , in quanto .Dall\u2019altra, .I diversi riferimenti e gli intrecci qui proposti risultano, quindi, necessari e utili per impedire che la progettazione e l\u2019azione educativa si riducano a un discorso operativo di semplici e buone prassi che, avendo come unico riferimento il contesto e la temporalit\u00e0 in cui esse si producono, determinano differenziazione e settorializzazione.<br \/>\n   .<\/p>\n<p>Roberto Medeghini &#8211;<br \/>\n   Via don Cotelli 16 &#8211; 25021 Bagnolo Mella (Bs)Tel. 030\/621182 &#8211; E-mail: robmedeghini@yahoo.it <\/p>\n<p>Fonte: ANIMAZIONE SOCIALE &#8211;  &#8211; anno XXXVI, n. 204 \u2013 Giugno\/Luglio 2006 Gruppo Abele Corso Trapani, 95 \u2013 10141 Torino Tel. 011\/3841048 \u2013 Fax 011\/3841047 E-mail: animazionesociale@gruppoabele.org Sito Internet: http:\/\/animazionesociale.gruppoabele.org<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il solo rimando all\u2019idea di , termine in voga nell\u2019ambito della disabilit\u00e0, senza esplicitare le premesse sulle quali poggia, rischia di omologare progettazioni che nascondono visioni diverse. 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