{"id":3461,"date":"2003-07-15T00:00:00","date_gmt":"2003-07-14T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilcavallobianco.it\/?p=3461"},"modified":"2003-07-15T00:00:00","modified_gmt":"2003-07-14T22:00:00","slug":"psicomotricita-psicodinamica-nuove-prospettive-terapeutiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilcavallobianco.it\/?p=3461","title":{"rendered":"PSICOMOTRICIT\u00c0 PSICODINAMICA: NUOVE PROSPETTIVE TERAPEUTICHE"},"content":{"rendered":"<p>Introduzione<\/p>\n<p>La psicomotricit\u00e0\u00a0 ha conosciuto negli ultimi anni un notevole sviluppo sia in ambito educativo che terapeutico. (R. Di Sauro 1989)<br \/>\nIl limite forse che la prassi psicomotoria ha incontrato e tutt&#8217;ora incontra \u00e8 quello di stabilire al suo interno disciplinare un costrutto scientifico sia dal punto di vista teorico-metodologico che nella strutturazione di un fondamento di una teoria della tecnica.<br \/>\nInfatti la psicomotricit\u00e0\u00a0 si afferma soprattutto come prassi, almeno negli anni precedenti, a discapito di una teoria scientifica che la sostiene in modo sicuro.(Camerini 1990)<br \/>\nMa d&#8217;altra parte non pu\u00f2 essere che cos\u00ec visto le modalit\u00e0\u00a0 o meglio l&#8217;agire dello psicomotricista nella relazione con il soggetto, rivolgendosi sempre di pi\u00f9 alla globalit\u00e0\u00a0 dell&#8217;essere che al problema che l&#8217;individuo presenta.<br \/>\nInevitabilmente la pratica psicomotoria diventa un crocevia interdisciplinare: tra pedagogia, psicologia, psicopatologia, neuropsichiatria, psicoterapia ect.<br \/>\nCi\u00f2 crea di fatto una duplice difficolt\u00e0\u00a0: da una parte l&#8217;appartenenza ad una disciplina scientifica con un suo preciso statuto epistemologico e clinico, dall&#8217;altra la formazione dello psicomotricista e delle competenze che egli pu\u00f2 assumere.<br \/>\nCi si pu\u00f2 chiedere per es. quali aspetti formativi e magari di personalit\u00e0\u00a0 deve avere uno psicomotricista che si inserisce in un sistema &quot;curativo&quot;.<br \/>\nEd ancora, quali fattori personali come: maturit\u00e0\u00a0, disponibilit\u00e0\u00a0, onest\u00e0\u00a0 ect. deve avere lo psicomotricista e come queste &quot;qualit\u00e0\u00a0&quot; vengano favorite o approfondite.<br \/>\nNe emerge implicitamente l&#8217;utilit\u00e0\u00a0 o l&#8217;imprescindibilit\u00e0\u00a0 secondo chi scrive di una qualche forma di &quot;controllo&quot; che il terapeuta della psicomotricit\u00e0\u00a0 riceve, per es. nella supervisione, ed ancor prima nella possibilit\u00e0\u00a0 di una forma personale di &quot;terapia&quot;.<br \/>\nPer essere chiari non intendo semplicemente la scoperta dei propri vissuti corporei che viene generalmente affrontata nella formazione dello psicomotricista negli stages di formazione, ma ad una vera e propria &quot;terapia personale&quot;.<br \/>\nCredo infatti che non sia possibile effettuare una terapia psicomotoria, a maggior ragione nei trattamenti di situazioni particolarmente gravi, senza tenere in considerazione due aspetti intrinsecamente connessi e cio\u00e8: i contenuti traslativi e controtraslativi che inevitabilmente sono presenti in ogni contesto terapeutico.<br \/>\nIn questo senso il modello di terapia psicomotoria che propongo nell&#8217;affrontare, seppur con molte cautele, le problematiche di soggetti con handicap fisici e psichici, fa riferimento alla teoria psicoanalitica ed in particolare al modello delle &quot;relazioni oggettuali&quot;.<br \/>\nCi\u00f2 che conferma la scelta teorica e metodologica delle &quot;relazioni oggettuali&quot; \u00e8 la soggettivazione (vissuto) dell&#8217;esperienza corporea del terapeuta e del paziente nel setting terapeutico: la sala di psicomotricit\u00e0\u00a0, che prende in considerazione, necessariamente un &quot;campo bi-personale&quot;.<br \/>\nUn campo, cio\u00e8, dove l&#8217;analisi della realt\u00e0\u00a0 del paziente si aggiunge alla verifica dell&#8217;interazione che fra i due viene a costituirsi nel setting e nel processo terapeutico. (R. Di Sauro 1995)<br \/>\nUn campo, quindi, dove la costruzione della realt\u00e0\u00a0 del soggetto si intreccia inevitabilmente con quella del terapeuta e dove la dimensione dell&#8217;uno non pu\u00f2 che interagire con quella dell&#8217;altro. <\/p>\n<p>La terapia psicomotoria psicodinamica: strategie e interventi<\/p>\n<p>&quot;Il materiale clinico nell&#8217;ambito del quale viene esercitata una funzione terapeutica \u00e8 sempre l&#8217;espressione di stati emozionali&quot;(Carli,1987).<br \/>\nQuesta ipotesi sembra essere particolarmente importante e merita quindi di essere sottolineata, in un ambito quale quello della strategia psicomotoria in cui spesso si rischia di essere fuorviati dal luogo comune del considerare la psicomotricit\u00e0\u00a0 semplicisticamente una &quot;prassi&quot; trascurando la matrice teorica e la funzione terapeutica che la formano.(R.Di Sauro 1989)<br \/>\nD&#8217;altra parte, chiunque abbia avuto occasione di lavorare con soggetti affetti dalle pi\u00f9 svariate condizioni psicopatologiche, nel rispetto delle proprie competenze professionali, ha sperimentato (\u00e8 proprio il caso di dire sulla propria pelle!), l&#8217;imprescindibilit\u00e0\u00a0 per un&#8217;adeguata e soprattutto professionale gestione del rapporto, dell&#8217;analisi e dell&#8217;elaborazione dei &quot;vissuti&quot; evocati dallo stesso.<br \/>\nPer meglio individuare la specificit\u00e0\u00a0 di tale rapporto che senza dubbio si realizza in un &quot;processo terapeutico&quot; \u00e8 forse utile fare riferimento alle basi teoriche su cui la tecnica si esplicita.<br \/>\nAnche in questo caso come per ogni processo terapeutico \u00e8 opportuno fare riferimento, per chiarezza espositiva a tre momenti importanti del processo clinico:<br \/>\n&#8211; alla fase iniziale;<br \/>\n&#8211; alla fase intermedia;<br \/>\n&#8211; e alla fase finale.<br \/>\nQuesti momenti, in un&#8217;ottica bidimensionale, possono coincidere:<br \/>\n-da una parte con la teorizzazione psicoanalitica dello sviluppo individuale proposto da Winnicott (1963), cio\u00e8 con le tre fasi della: <\/p>\n<p>dipendenza assoluta,<\/p>\n<p>dipendenza relativa,<\/p>\n<p>indipendenza;<\/p>\n<p>&#8211; dall&#8217;altra in riferimento cio\u00e8 alla dimensione per cos\u00ec dire &quot;riabilitativa&quot; e &quot;ricostruttiva&quot; del rapporto operatore-paziente, con i seguenti progressivi passaggi:<\/p>\n<p>evitamento delle situazioni di &quot;pericolo&quot;,<br \/>\ndipendenza dagli aspetti rassicuranti di questo particolare tipo di &quot;controllo&quot;, &quot;alleanza&quot; e &quot;setting&quot; terapeutico,<br \/>\naccettazione e ricerca di nuove e pi\u00f9 intense fonti di stimolazione non protetta.<br \/>\n\u00c8 superfluo sottolineare l&#8217;inscindibilit\u00e0\u00a0 di queste due dimensioni che come vedremo in seguito vengono distinte solo a livello teorico.<br \/>\nIl processo terapeutico comprende quindi tre fasi e due dimensioni: <\/p>\n<p>FASI DIMENSIONE PSICOANALITICA DIMENSIONE RIABILITATIVA<br \/>\nINIZIALE: Dipendenza assoluta Evitamento delle condizioni di pericolo<br \/>\nINTERMEDIA: Dipendenza relativa Dipendenza dalla condizione protetta<br \/>\nFINALE: Indipendenza Fonti di stimolazione non protetta <\/p>\n<p>Possiamo notare come, durante la prima fase, la corrispondenza tra la dimensione psicoanalitica e la dimensione riabilitativa sia particolarmente evidente nel rapporto con soggetti psicotici, dove la &quot;dipendenza assoluta&quot; garantisce sia la funzione di regolazione del livello di eccitamento e tensione che la difesa dagli stimoli interni ed esterni che potrebbero essere vissuti dal paziente come ulteriormente disturbanti; mentre sul versante riabilitativo tutto ci\u00f2 che si traduce in una relazione paziente-terapeuta caratterizzata da un &quot;dialogo tonico sincronico&quot; e, a livello di setting, in una sala di psicomotricit\u00e0\u00a0 in cui, ad esempio, non vi siano stimolazioni acustiche invasive.<br \/>\nIn riferimento al secondo momento, in cui compare cio\u00e8 la &quot;dipendenza relativa&quot; da parte del soggetto dagli aspetti rassicuranti di questo tipo di &quot;contratto&quot;, &quot;alleanza&quot; e &quot;setting&quot; terapeutico, possiamo notare come essa sia indispensabile alla realizzazione intrapsichica di uno spazio di attesa: &quot;la sala di psicomotricit\u00e0\u00a0 \u00e8 un&#8217;area nella quale sono permesse molte cose, ma questa permissivit\u00e0\u00a0 pu\u00f2 assumere significato unicamente in un ordine rassicurante. Il soggetto che entra nella sala non sopporta il caos, il disordine: vuole ritrovare le cose al loro posto. L&#8217;ordine gli permette di inserirsi in un sistema di attesa. La sala \u00e8 molto ricca di emozioni nella sua rappresentazione: bisogna che la visione globale corrisponda all&#8217;attesa&quot; (Empinet, 1986).<br \/>\nLa &quot;dipendenza relativa&quot; ed il suo omologo riabilitativo (la dipendenza da una condizione protetta) si esprime, a livello di setting, nella formulazione ed esplicitazioni di regole: il soggetto, prima di entrare nella sala di psicomotricit\u00e0\u00a0, viene invitato a ripetere (e quindi a fare proprie) le norme che regolano la relazione ed il setting (ad es. &quot;non ci si fa male tra noi, non si rompe il materiale, la lotta per finta si fa sul tappeto, etc&#8230;&quot;).<br \/>\nDurante il terzo momento, la &quot;fase finale&quot;, che abbiamo definito come una fase di ricerca, di stimolazione e di novit\u00e0\u00a0, il paziente \u00e8 in grado di sentirsi libero nella propria espressione tonica: per esempio non ha pi\u00f9 paura della propria aggressivit\u00e0\u00a0 e dell&#8217;aggressivit\u00e0\u00a0 dell&#8217;altro e soprattutto \u00e8 disposto a &quot;giocare&quot; con l&#8217;altro. <\/p>\n<p>La relazione paziente-terapeuta<\/p>\n<p>La parola chiave della fase iniziale dell?intero processo terapeutico, nei due aspetti di &quot;dipendenza assoluta&quot; ed &quot;evitamento del pericolo&quot; \u00e8 quindi quella di &quot;contenimento&quot; prima ancora che di &quot;holding&quot;: dove la fantasia che sottende tale contatto \u00e8 quella di un involucro costituito da una persona (lo psicomotricista) o una situazione (il setting) con cui il soggetto si sente tutt&#8217;uno e che pertanto offre la sensazione di un limite.<br \/>\nNel processo di contenimento che pu\u00f2 essere definito &quot;una modalit\u00e0\u00a0&quot; attraverso cui sono tenute insieme parti o frammenti, &quot;un processo attraverso cui prende forma e consistenza qualcosa precedentemente del tutto informe&quot; (Neri, 1987) possiamo inoltre individuare la fantasia di essere messi al riparo dal rischio di frammentazione e dispersione (il &quot;breakdown&quot; di Winnicott) attraverso la costruzione di un aggregato.<br \/>\nPerci\u00f2 nei primi momenti di questa fase &quot;gioca&quot; un ruolo essenziale la presenza fisica dell&#8217;operatore: solo con l&#8217;evolvere della vicenda analitica prender\u00e0\u00a0 forma un&#8217;autentica &quot;holding situation&quot;.<br \/>\nSe, e nel momento in cui, il paziente acquister\u00e0\u00a0 fiducia nella capacit\u00e0\u00a0 dello psicomotricista di &quot;tenerlo&quot; tra le proprie braccia, sar\u00e0\u00a0 possibile per quest&#8217;ultimo sincronizzarsi e aggiustarsi adeguatamente all&#8217;espressione del paziente. \u00e8 evidente come tutto ci\u00f2 sia in stretta connessione con la capacit\u00e0\u00a0 d&#8217;empatia e d&#8217;ascolto del terapeuta. A questo punto \u00e8 bene sottolineare come il concetto di &quot;contenimento&quot; non coincide affatto con un &quot;contenimento fusionale&quot; cio\u00e8 con la completa fusionalit\u00e0\u00a0 ed indeterminatezza fra s\u00e8 e l&#8217;altro. Al contrario l&#8217;empatia e la capacit\u00e0\u00a0 di ascolto, che pu\u00f2 essere acquisita con un serio training di formazione, implica da parte dell&#8217;operatore &quot;sostanzialmente un riconoscere all&#8217;altro &#8211; l&#8217;utente &#8211; una dimensione esterna, fisica e temporale, ma ancor prima mentale, interna, per narrare la propria storia, e ancora riconoscere a se stesso un&#8217;analoga dimensione per accogliere le comunicazioni che dall&#8217;altra parte provengono, per seguirlo nel suo tentativo di conoscere e farsi riconoscere&quot; (Grasso, 1987).<br \/>\nFondamentale \u00e8 quindi la capacit\u00e0\u00a0 di empatia, ma nella pratica psicomotoria lo \u00e8 ancora pi\u00f9 &quot;l&#8217;empatia tonica&quot;. &quot;\u00c8 attraverso il proprio corpo, attraverso le interpretazioni che il terapeuta fa su di s\u00e8 realt\u00e0\u00a0 del soggetto&quot; (Di Sauro, 1989).<br \/>\nL&#8217;empatia tonica \u00e8 molto simile alla &quot;preoccupazione materna primaria&quot; di cui parla Winnicott (1963), cio\u00e8 di quella condizione di equilibrata &quot;apprensione&quot; da parte della madre nei confronti del proprio bambino, che le consente di salvaguardare quest&#8217;ultimo dall&#8217;&quot;annegare&quot; nei propri disagi senza per\u00f2 anticipare e quindi &quot;saturare&quot; prematuramente i suoi bisogni.<br \/>\nIl terapeuta che risponde adeguatamente ai bisogni del paziente (rivissuti nel transfert) subisce (grazie alla propria empatia tonica e all&#8217;elaborazione del controtransfert) delle modificazioni di orientamento molto simili a quelle presentate dalla madre nei confronti del figlio, precedentemente descritte come &quot;apprensione materna primaria&quot;.<br \/>\nCi\u00f2 che rende professionale l&#8217;intervento del terapeuta rispetto a quello della madre, \u00e8 la necessit\u00e0\u00a0 di essere consapevole della sensibilit\u00e0\u00a0 che si sviluppa in lui in risposta alla dipendenza del paziente. D&#8217;altra parte questa stessa sensibilit\u00e0\u00a0 alimenta la fantasia d&#8217;interazione tra terapeuta e paziente sulla base delle reciproche aspettative.<br \/>\nSono infatti due i principi cui bisogna tener conto in questo tipo di percorso terapeutico la cui finalit\u00e0\u00a0 \u00e8 di condurre dalla &quot;dipendenza, attraverso l&#8217;interazione, all&#8217;indipendenza&quot;:<br \/>\nA) la funzione di &quot;holding&quot; svolta dal terapeuta, che include necessariamente la vita fantasmatica del terapeuta stesso;<br \/>\nB) la funzione di &quot;maternage&quot; di cui il paziente investe il terapeuta, contribuendo a conferirgli tale statuto.<br \/>\nL&#8217;importante \u00e8 che la fantasia di interazione non sia di natura onnipotente, \u00e8 importante cio\u00e8 che, non si instauri una condizione fusionale. Il rischio di fusionalit\u00e0\u00a0 diventa un elemento difficilmente controllabile in un setting eccessivamente regressivo: pertanto nella sala di psicomotricit\u00e0\u00a0 la regressione pu\u00f2 sicuramente realizzarsi ma non viene mai attivamente favorita dal terapeuta.<\/p>\n<p>Alcune considerazioni tecniche sulla sala di psicomotricit\u00e0\u00a0<\/p>\n<p>Dal punto di vista pi\u00f9 specificatamente operativo e tecnico vorrei ora illustrare brevemente le caratteristiche del setting, sia dal punto di vista del soggetto che da quello dell&#8217;operatore.<br \/>\nA tale proposito si pu\u00f2 dire con Aucouturier (1985) che la sala di psicomotricit\u00e0\u00a0 \u00e8 per il soggetto:<br \/>\n&#8211; luogo di piacere senso-motorio;<br \/>\n&#8211; luogo di espressivit\u00e0\u00a0 psicomotoria;<br \/>\n&#8211; luogo di comunicazione;<br \/>\n&#8211; luogo di desiderio.<br \/>\n\u00c8, allo stesso tempo, per l&#8217;operatore:<br \/>\n&#8211; luogo di scoperte eccezionali;<br \/>\n&#8211; luogo di interventi;<br \/>\n&#8211; luogo con i propri rituali.<br \/>\nNella ricerca del &quot;piacere senso-motorio&quot; il soggetto utilizza lo spazio per dondolarsi, rotolarsi, correre, saltare, costruire, distruggere, ecc. La sala \u00e8 per lui il luogo in cui viene profondamente accettata e riconosciuta la sua espressivit\u00e0\u00a0 psicomotoria e, di conseguenza, la sua persona. \u00e8 il luogo dove pu\u00f2 esprimersi la sua realt\u00e0\u00a0 fantasmatica e simbolica. Nella sala pu\u00f2 usare i codici della comunicazione verbale come quelli della comunicazione non verbale. Pu\u00f2 parlare nella sicurezza di essere ascoltato. Come abbiamo detto, la sala \u00e8 anche il luogo di &quot;desiderio&quot; per il paziente. Egli attende il giorno in cui ci sar\u00e0\u00a0 la nuova seduta, e spesso riprende l&#8217;attivit\u00e0\u00a0 dallo stesso punto in cui l&#8217;aveva lasciata la settimana precedente, come se fosse passato un solo giorno.<br \/>\nPer l&#8217;operatore la sala \u00e8 il luogo di scoperte, in quanto egli pu\u00f2 rilevare a partire dall&#8217;espressivit\u00e0\u00a0 del soggetto tutte le sue potenzialit\u00e0\u00a0 e tutti i suoi limiti. \u00e8 il luogo d&#8217;intervento, in quanto egli cerca di far evolvere il paziente in tutte le sue produzioni (fantasmatiche, aggressive, cognitive, simboliche) proponendo, al momento opportuno, delle modificazioni nelle sue attivit\u00e0\u00a0 per consentirgli di modularle e di liberarle gradualmente dagli aspetti pulsionali e fantasmatici che le caratterizzano. Infine la sala \u00e8 luogo di rituali, in quanto vengono proposte delle regole che hanno la funzione di creare, nel paziente, dei punti fermi che lo rassicurino: contrariamente, la non direttivit\u00e0\u00a0 diverrebbe caos e sarebbe, di conseguenza, non solo improduttiva, ma anche dannosa. Abbiamo trovato utile, per esempio, dire e far dire, prima di entrare in sala, che non ci si fa male, non si rompe il materiale, alla fine della seduta tutto va riordinato, ecc.<br \/>\nSegnalati questi che sono altrettanti punti fermi nell&#8217;impostazione del lavoro terapeutico vorrei infine riportare un possibile schema che in altri termini esemplifica le riflessioni teoriche su esposte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8211; un articolo del Direttore del CIP Centro Italiano Psicomotricit\u00e0\u00a0 &#8211;<br \/>\nLa psicomotricit\u00e0\u00a0 ha conosciuto negli ultimi anni un notevole sviluppo sia in ambito educativo che terapeutico. ( R. 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