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Handicap e Sessualità

"Ma proteggiamoli dai bombardamenti del pansessualismo"

L'INTERVISTA
Massimo Molteni, neuropsichiatra, direttore sanitario della "Nostra Famiglia": si adeguano acriticamente ai modelli relazionali loro proposti


Soltanto in piccole comunità educative protette i disabili possono essere guidati alla scoperta di un'affettività serena

Tenerezza, vicinanza, intimità. Bisogni autentici anche delle persone con handicap mentali che vanno però incanalati con attenzione e prudenza, proprio per aiutare questi disabili a sviluppare un "sano senso del pudore" e un giusto "rispetto della propria intimità".
Massimo Molteni, neuropsichiatra, direttore scientifico della "Nostra Famiglia" - la grande associazione per la cura delle disabilità in età evolutiva, fondata dal venerabile Luigi Monza, che ha 35 sedi in Italia e all'estero con oltre duemila operatori - riflette sulle parole del Papa e ne mette in luce, con la straordinaria precisione delle sottolineature, anche "l'estrema, drammatica urgenza".
Perchè drammatica urgenza?
Perchè le considerazioni del Papa vanno inquadrate nel nostro contesto sociale e culturale che, in maniera ripetiva e ossessionante, propone modelli relazionali devastanti per tutti, ma in particolare per le persone come gli handicappati mentali, che non sono in grado di decodificarli.
Vuol dire che il pansessualismo da cui siamo bombardati finisce per tradursi in sollecitazioni che questi disabili interpretano come una normalità a cui adeguarsi, con tutti i rischi del caso?
Certo, e qui colgo una grande responsabilità sociale e culturale, anche da parte dei media. Quando vedo certe immagini in tv penso sempre all'effetto che avranno sui miei pazienti. Come si fa a non rendersi conto che noi proponiamo modelli da cui poi derivano comportamenti che, soprattutto nelle persone malate, non siamo in grado di controllare.
Qualcuno sostiene che è giusto concedere anche agli handicappati la possibilità di esprimere liberamente la propria sessualità.
Bisogna mettersi d'accordo sul valore delle parole. Anche il Papa ci dice che questo discorso viene troppo spesso affrontato in maniera superficiale, riduttiva o addirittura ideologica. Sarebbe inaccettabile per esempio che "espressione" della sessualità volesse intendere libero accesso al mercimonio.
C'è un modalità educativa corretta per accompagnare i giovani adulti con disabilità mentali alla vita di relazione?
Sì, all'interno di quelle piccole comunità educative a cui accenna anche Giovanni Paolo II nel suo discorso. In queste realtà protette le persone con handicap, a diretto contatto con adulti consapevoli e motivati, sperimentano uno scambio personale fondato sul rispetto e sulla tenerezza. La loro naturale predisposizione agli scambi affettivi viene in questo modo incanalata in un reciproco rapporto di rispetto di cui la castità è solo una delle conseguenze. Anche noi lo sperimentiamo nelle nostre comunità. Sono soltanto queste relazioni autentiche e serene che contribuiscono al benessere delle persone con problemi mentali.
Famiglia e scuola. Cosa possono fare in questi casi?
La famiglia da sola non è in grado di fronteggiare queste emergenze. Sarebbe come caricare sulle spalle di genitori già provati un peso insostenibile. E anche la scuola spesso è fuori gioco, perchè nella maggior parte dei casi parliamo di giovani adulti. Sono necessarie invece strutture specialistiche con personale preparato che sappia accompagnare i disabili a percepire la bellezza della relazione, secondo modalità adeguate al loro livello di comprensione. Anche questo è un loro diritto, purtroppo quasi sempre disatteso.
In che senso?
Spesso si parla di barriere architettoniche, di diritto all'istruzione, di promozione umana. Ma gli handicappati hanno anche il diritto di non essere bombardati con parole e immagini che non sanno contestualizzare. Sono persone semplici e spontanee a cui, come dice il Papa, dobbiamo assicurare ostegno ma anche protezione.

Luciano Moia
AVVENIRE, Venerdì 9 gennaio 2004

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