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Il “Laboratorio permanente delle diversità nel territorio” intende creare un luogo virtuale, promuovere occasioni di incontro tra gli attori del territorio, dove le esperienze dei singoli, le attività quotidiane vissute molte volte in solitudine, trovino espressione, si confrontino, si tesaurizzino, verifichino le possibilità di sviluppo, trovino complicità e dialettica.
L’obiettivo e di attivare un sistema integrato di intervento sul territorio, informale, rispettoso delle identità di ognuno, disponibile al dialogo e attento a valorizzare “la diversità” come aspetto innovativo del sistema, come varabile creativa nella risoluzione delle problematiche sociali-culturali e strutturali del territorio.
L’intenzione del progetto è, attraverso la realizzazione di momenti ludico-socializzanti, attività sportive, rappresentazioni teatrali, attività di informazione e spettacolo, di attivare le reti già esistenti, ma per lo più disperse e frammentate.
Attraverso il confronto e la conoscenza delle realtà del territorio, di attivare nuovi nodi, con processi etero ed auto-organizzati. Far confluire le reti rappresentate da gruppi del volontariato, dell’associazionismo, da forme di auto-aiuto, da nuove esperienze di strada e di quartiere di mediazione dei conflitti, in un “laboratorio permanente” che si attivi e comunichi ogni qualvolta si voglia valorizzare il territorio, rispondere ad un bisogno, coinvolgere la collettività.
Usando lo strumento dell’ascolto e del confronto, diventare strumento di flessibilità, cioè di moltiplicazione di idee ed anticipazione di nuove risorse, costruendo percorsi di cittadinanza attiva.
Il volontario, il cooperatore, l’operatore pubblico o privato, il “cittadino attivo”, nel " Laboratorio permanente delle diversità sul territorio", diventa il regista, l’attivatore di reti di risorse e il coordinatore di altri attori sociali; nello stesso tempo è il “sensore” del territorio, capace di intuire i contatti possibili e tutto quello che sta nascendo come sperimentazione, tentativo, aggregazione di giovani. A questo proposito, è interessante la riflessione sulla “conoscenza tacita” dell`operatore, che è quella individuale, inconsapevole, quella che gli fa risolvere un problema senza sapere perché, ma che spesso non si trasforma in un sapere collettivo. La conoscenza diventa esplicita, comunicabile se “l’operatore sociale” diventa attivatore di risorse, mobilitatore di energie e di processi, agente di “linking” .
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