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INIZIATIVE DI CITTADINANZA ATTIVA: "TUTTI IN CAMPO PER UNA CITTA' MULTICULTURALE 2005" l'idea di un "laboratorio permanente delle diversitŗ sul territorio" Ť alla base dell'iniziativa che si svolgerŗ a Roma dal 26 maggio al 1 luglio 2005 si svolgerŗ a Roma la Quattordicesima Edizione della manifestazione ďTUTTI IN CAMPO PER UNA CITTņ MULTICULTURALE Ė XIV EDIZIONEĒ, festa di sport, cultura e integrazione sociale. ... -> ... INIZIATIVE DI CITTADINANZA ATTIVA: - UNA CASA FAMIGLIA PER I BAMBINI DI BEGOMEL - vuoi partecipare al progetto per realizzare una casa famiglia per i Bambini di Begomel, a Minsk, Bielorussia, puoi contattarci a info@ilcavallobianco.it, ed inviare il tuo contributo al conto dell'Associazione Il Cavallo Bianco, C/C BANCARIO 23437/11 ABI 3002 CAB 05029 CIN Q. APPUNTAMENTI: Giovedž 23 giugno 2005, ore 21,00 - Happening Teatrale "PINOCCHIO NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE" Oratorio Parrocchia S. Stanislao - Via Rolando Vignali, 15 Roma (Cinecittŗ Est) .... -> ...

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TUTTI IN CAMPO PER UNA SOCIETA' MULTICULTURALE 2003
Frammenti di un percorso che parte da lontano

Era il 1994, Terza Edizione della Manifestazione: presentammo il libro di Roberto.
Rileggiamo la nostra prefazione al libro: un "come eravamo" che somiglia tanto all'oggi

"Per la vostra vita non affannatevi

di quello che mangerete o berrete,

e neanche per il vostro corpo,

di quello che indosserete.

La vita forse non vale pi√ɬĻ del cibo

e il corpo pi√ɬĻ del vestito?

Guardate gli uccelli del cielo:

non seminano, nè mietono,

nè ammassano nei granai.

Eppure il Padre vostro celeste

li nutre?

(dal Vangelo di Matteo)


Questo libro nasce dall'incontro quotidiano e reciproco tra giovani con e senza problemi psichici o di disagio psichiatrico.

E' un po' la sintesi dell'Associazione Volontari "Il Cavallo Bianco", di un cammino cominciato un po' per caso tra persone che non si sono cercate, ma che, per qualche strano destino si sono incontrate un giorno ai margini della strada.

Ognuno era portatore di un bisogno di comunicazione, ma al contempo portatore di una cultura personale.

L'handicap non è stato mai visto come un elemento discriminazione, ma come una peculiare specificità della persona.


Ogni persona vive ed assimila la realtà secondo le proprie personali modalità, che sono frutto della propria personale storia sociale, culturale, politica, religiosa, fisica e psichica.

Ogni persona percepisce parti della realtà che altri non percepiscono.

La realtà. Come un oggetto in mezzo ad una stanza.

Noi. Tanti artisti intorno all'oggetto, chi con la tavolozza dei colori, chi con la macchina fotografica, chi con l'argilla.

Ognuno degli artisti rappresenterà l'oggetto secondo la propri personale tecnica.

Ognuno dei risultati sarà diverso, nella peculiarità del dipinto, della fotografia e della scultura.
Ciascuna tecnica avrà messo in rilievo aspetti che un'altra tecnica non ha percepito.

Ogni opera è quindi complementare all'altra e, prese tutte insieme, potranno aiutarci a comprendere l'essenza profonda dell'oggetto al centro della stanza, della realtà.


La diversità diviene quindi necessario presupposto all'approfondimento e alla riflessione sulla realtà.

Le singole persone, con le proprie sensibilità, affinate da patologie mentali, handicap fisici, esperienze culturali, militanze politiche o cammini di fede, percepiscono solo alcune parti della realtà, con angolazioni e tagli diversi.

Le angolazioni sono le posizioni assunte dai vari artisti in cerchio intorno all'oggetto da rappresentare.

I tagli sono le tecniche diverse che ogni artista adopera.


La verità è irraggiungibile dal singolo individuo.

Nasce allora la necessità di porsi in una sorta di laboratorio permanente delle diversità sul territorio, un luogo ideale in cui porre su un tavolo comune le proprie presunte verità, al solo scopo di confrontarle con le presunte verità degli altri.

Si può scoprire a questo punto l'importanza di perdere le proprie sicurezze ed i propri integralismi, per immergersi nella comunicazione globale con l'altro.

L'incontro e lo scambio, nella reciprocità e nella diversità di ognuno, sono probabilmente presupposto un mondo a misura di ogni uomo.


Tra le attivit√ɬ† dell'Associazione Volontari "Il Cavallo Bianco" una delle pi√ɬĻ significative √ɬ® una sorta di laboratorio di scrittura, avviato dal 1991, tra persone e senza problemi psichici e psichiatrici.

Alcune persone sono state messe nella condizione di esprimere il proprio mondo interiore e di raccontare la propria storia, scoprendo il gusto del narrare e scrivere.

Il laboratorio è nato spontaneamente dalla con-quotidiana e dalla scelta di una semplicità del vivere, pensare e creare.


Raccontare re un'esperienza simile inglobandola nella definizione di "laboratorio" non vuol dire assimilarla ad una esperienza circoscritta in uno spazio fisico e in un tempo qualitativo predeterminati, ma piuttosto sottolineare la consustanzialità quotidiana delle relazioni all'interno del gruppo e nel confronto con il mondo esterno, in una sorta di ricerca dell'uguaglianza nella diversità e della diversità nell'uguaglianza.

La scelta di campo è stata indirizzata alla scoperta e alla fruizione di forme semplici, che derivassero da una sorta di deflagrazione delle emozioni e del mondo onirico e reale di ciascuno dei componenti del gruppo.


Roberto Giacchini è un uomo di trentadue anni, portatore di disabilità psichica, ipovedente, abita con la madre in una casa popolare alla periferia di Roma.

Ha avuto una vita travagliata dall'età di tre anni, quando suo padre se ne andò di casa, fino ai periodici ricoveri in cliniche psichiatriche e alle peregrinazioni nei sotterranei della Stazione Termini di Roma.


Roberto passava periodi di intere settimane chiuso in casa e periodi di quotidiano girovagare nei corridoi delle stazioni ferroviarie.

Sempre molo taciturno e comunque di poche parole, un bel giorno di tre anni fa, cominciò a comunicare intensamente con uno degli amici dell'Associazione, portandogli, quasi ogni giorno, dei fogli scritti a mano durante la notte.

La calligrafia a grandi lettere e i periodi senza punteggiatura aprivano la porta ad una apparente insalata di parole, che, ad un attento ascolto, si mostrava in un'epifania di colori e di suoni, provenienti dal profondo dell'esistenza della persona.


Il voler essere riconosciuto come persona, nella propria globalità psico-corporea, è la sostanza del grido dall'emarginazione di Roberto.

Dall'incontro tra Roberto e Giovanni, l'amico a cui regalava i propri pensieri, è maturata piano piano la necessità di far esplodere il tutto all'esterno e di donarlo al mondo.

La paura della non-accettazione è il filo conduttore del cammino: l'incontro e lo scontro nella reciprocità e nella diversità di ognuno; il fortificarsi all'interno del gruppo e il presentarsi al mondo con le proprie certezze; il rimettere sul tavolo le proprie sicure verità e da giocare e mescolare con l'altro da conoscere.


Con grandi sforzi e sacrifici psichici, fisici ed economici di gruppo ed individuali, siamo giunti a pubblicare il libro di Roberto, che lui ha intitolato "Il sottoscala del sobborgo".

Diverse persone dell'Associazione hanno preparato insieme con Roberto la pubblicazione.

Delle settecento pagine scritte ne sono state selezionate circa cento, con l'aiuto di Gaia, Giovanni e Donatella.

Antonella ha battuto al computer e corretto pi√ɬĻ volte le pagine scelte.

Piera ha aiutato Roberto a confezionare il collage di fotografie, da cui è nata la copertina del libro.

La parte tipografica è stata curata dalla Cooperativa Sociale Dedalo di Rieti, un'azienda di grafica editoriale, in cui lavorano insieme soci con e senza disabilità fisiche e psichiche.

Le prefazioni sono nate dall'amichevole rapporto con don Luigi Di Liegro e con Augusto Battaglia, che hanno dimostrato come sempre grande disponibilità nei nostri confronti.

Abbiamo bussato a tante porte per chiedere contributi economici, abbiamo pregato illustri professori ed artisti di scrivere delle brevi presentazioni ............. ma il mondo intorno a noi ancora tace.


Per Roberto √ɬ® un momento decisivo della propria vita, le sue crisi esistenziali si aggravano ogni giorno di pi√ɬĻ, forse non crolla del tutto, come accadeva in passato, per l'attesa della pubblicazione e diffusione dei suoi pensieri.


Invitiamo a vivere intensamente il giorno, ogni istante come fosse l'ultimo.

Pensate pi√ɬĻ spesso alla vita come ad una bibita fresca da gustare in una torrida giornata estiva.

Ogni goccia è unica e irripetibile, perderla equivale perdere parte della propria coscienza storica.

Il libro di Roberto non è un miracolo letterario, tantomeno il risultato di una terapia riabilitativa riuscita, ma uno spunto di riflessione a considerare l'incontro con l'altro e l'ascolto reciproco come qualcosa di irripetibile e fondante per la nostra esistenza.

In poche parole, questa è la Storia.


Vivere è nascere lentamente.


Roma, 22 maggio 1994

da "Il sottoscala del sobborgo" di Roberto Giacchini - edizioni Il Cavallo Bianco

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